Creation Guide

 

1. Perché è importante imparare a raccontare bene una storia?

Una storia può cambiare la vita. Sembra una affermazione esagerata, ma io sono testimone del fatto che non è così.

Avevo 29 anni e avevo da poco concluso il mio ennesimo colloquio di lavoro. La mia timidezza anche questa volta mi aveva giocato un brutto scherzo ed ero convinta che nessuno mi avrebbe richiamato.

Avevo da pochi secondi iniziato la discesa in ascensore verso il piano terra, quando questo, inaspettatamente, si fermò. Guardai in cerca di rassicurazioni il mio “compagno di viaggio”, che fino a quel momento avevo a malapena notato. Era un uomo sulla quarantina, vestito in modo molto elegante, abbronzato e perfettamente rasato. Ma la cosa che mi colpì più di lui fu il suo sguardo terrorizzato. Non feci in tempo ad aprire bocca che lui mi disse con un filo di voce:

“Soffro di claustrofobia”

“Non si agiti, ci faranno uscire presto…” Suonai l’allarme e dopo poco una voce rasserenante ci informava che erano già stati informati i tecnici e ci pregava di restare tranquilli.

“Con il traffico che c’è a quest’ora ci metteranno almeno mezz’ora per arrivare! Non ce la posso fare”

“Stia calmo. Non c’è nessun pericolo…”

“Facile parlare, lei non sa cosa sto passando. Mi sento soffocare…”. Teneva gli occhi chiusi ed era sempre più pallido. La sua fronte era sudata e stava iniziando a respirare affannosamente.

“Ha ragione, mi dica se posso fare qualcosa per aiutarla”

“Mi racconti una storia”

“Una storia?!”

“Devo uscire da qui, almeno col pensiero”

“Ok… ehm… vediamo… c’era una volta…”

“No no no… Le sembro un bambino? Cerchi di essere credibile per favore!”

Aveva i capelli rossi (che mi ricordavano un compagno di scuola media per cui avevo una cotta) e strane basette (mi veniva in mente un attore che avevo visto al cinema di cui non ricordavo affatto il nome); in mano teneva una rivista dal titolo “I molossi: speciale Bulldog francese”; sembrava che frequentasse assiduamente le palestre, a giudicare dalle sue spalle larghe e forti. Mi sono reso conto che stavo brancolando nel buio. Cercando di mantenere la calma, presi un respiro profondo e mi accorsi del suo profumo: era molto aromatico, mi ricordò l’odore del caffè. Quest’ultimo dettaglio ricordò una notizia che avevo letto quella mattina mentre facevo colazione.

“Mi perdoni è che ho proprio la testa da un’altra parte… sono stata convocata d’urgenza dal mio capo: un cliente insoddisfatto vuole una proposta per la sua prossima campagna pubblicitaria. Ho solo una mezz’ora di tempo per trovare uno slogan per il suo caffè… mi scusi, sto solo divagando…”

“Non mi intendo di marketing… ma sono un buon consumatore…”

“Fra meno di un mese sarà la giornata internazionale del caffè e abbiamo bisogno di un’idea da sottoporre al nostro cliente… Ho studiato tutta la notte ma non saprei da dove cominciare, io non lo bevo più…”

“Non sa cosa si perde… ma perché?”

Niente era vero (tranne la Giornata Internazionale del Caffè, come ho letto sul giornale!), Ma forse ero sulla strada giusta …
“E’ una storia lunga… Tre anni fa, il ragazzo di cui ero innamorata mi disse: “Devo parlarti, vediamoci fra un’ora e prendiamo un caffè”.
Io ero al settimo cielo, pensavo di sognare! Stavo andando con anticipo all’appuntamento. Un improvviso temporale mi costrinse a rifugiarmi davanti all’ingresso di un cinema lungo la strada…”
La mia fantasia aveva preso il sopravvento. Ora però lui aveva gli occhi aperti e mi guardava con un pizzico di curiosità. Ascoltava in silenzio. Questo mi parve un buon segno…
“Aspettavo con ansia che spiovesse, ero senza ombrello e non avrei mai voluto presentarmi all’appuntamento completamente bagnata! Proprio in quel momento uscì lui… insieme alla mia migliore amica!”
“E lei cosa ha fatto?”
“Sono andata all’appuntamento e ho bevuto con lui quel caffè… Ovviamente ero preparata e ho saputo reagire come se la cosa non mi sorprendesse affatto. Per consolarmi, sono andata al canile e ho adottato un cane… è un bastardino ma è un bellissimo incrocio con un Bulldog francese. Spartaco! E’ davvero adorabile! Quello è stato il mio ultimo caffè. Il solo pensiero mi disgusta e non saprei proprio come convincere gli altri del contrario.”
“Beh, comprensibile… Ma questo non può compromettere il suo lavoro! Non perdiamo altro tempo, non le resta solo mezz’ora?”
In cerca del giusto slogan, iniziammo un interessante discussione, parlammo di bistrot, di risvegli profumati, di piacevoli break con gli amici, ma soprattutto… di Bulldog francesi! Lui ne aveva tre e confessò che l’adozione di Spartaco era la parte della storia che lo aveva colpito di più! Poco prima dell’arrivo dei soccorsi, elaborò a suo avviso lo slogan vincente: “Dietro ogni idea geniale, c’è sempre un buon caffè.”

2. Storytelling for an effective teaching

Anche se probabilmente non vi troverete rinchiusi come la narratrice della storia, potrà essere utile anche a voi scoprire come le storie possono aiutarvi ad istaurare un approccio costruttivo nell’insegnamento, soprattutto per avviare un’esperienza che richiede una efficace call to action, come nel caso dell’Escape room.

2.1. Storytelling: definizione e funzioni

Partiamo col fornire una definizione: lo “storytelling” è la disciplina che utilizza i princìpi della retorica e della narratologia nel processo di organizzazione e presentazione dei contenuti. Quindi si tratta di un metodo comunicativo che sfrutta la narrazione di storie per trasmettere un messaggio. L’obiettivo è attirare l’attenzione del nostro uditore, generando in lui il desiderio di seguire la storia per scoprire “come va a finire”. L’elemento chiave è infatti proprio il coinvolgimento: un utente coinvolto da una storia finirà inevitabilmente per prestare la massima attenzione, incamerando il messaggio che avrà interpretato.
Si tratta di una tecnica ampiamente studiata e utilizzata in vari ambiti (aziendale, didattico, pubblicitario, etc.), in quanto estremamente efficace se ben impiegata. Risponde infatti a molteplici esigenze, fra cui:
  • condividere le proprie esperienze,
  • trasmettere emozioni,
  • fissare i valori sociali e religiosi,
  • fornire intrattenimento,
  • spiegare i fenomeni e gli eventi naturali e storici,
  • creare relazioni,
  • educare e trasmettere conoscenza.

In realtà, già anticamente lo storytelling era considerata una forma comunicativa privilegiata, non solo per la trasmissione della tradizione e dell’identità culturale di una popolazione e per la costruzione e condivisione di un sistema di valori, simboli e idee, ma anche per le pratiche educative e formative. Omero ed Esopo, nell’antica Grecia, l’Epopea di Gilgamesh, nelle civiltà mesopotamiche, Esiodo e l’Antico Testamento, tra il popolo ebraico sono solo alcuni esempi che dimostrano come nell’antichità l’educazione fosse basata sulla narrazione.

2.2. Storytelling e STEAM

In effetti, la narrazione rappresenta un elemento formidabile ai fini dell’apprendimento, poiché stimola interesse, curiosità, coinvolgimento e sviluppo della memoria (Conle C. (2003). An anatomy of narrative curricula. Educational Researcher).
E’ innegabile che alcuni argomenti, per loro natura, si prestino meglio di altri alla trasposizione in chiave narrativa: se può essere più immediato applicare lo storytelling alle discipline umanistiche (spiegare, ad esempio, la società feudale attraverso una storia), qualche difficoltà in più si può avere per le STEAM. La difficoltà però risiede non tanto negli argomenti o nelle opportunità, quanto piuttosto nel maggior sforzo creativo che occorre mettere in conto per trovare il giusto approccio! Ad esempio, il fisico Richard Feynman è riuscito a spiegare la conservazione dell’energia con una storia di Pierino (Feynman, R. P. (2000). Sei pezzi facili. Adelphi).
In realtà, sono molteplici gli elementi che determinano il successo dello storytelling nell’insegnamento delle STEAM.
  • Innanzitutto, a prescindere dalla materia, l’uso della narrazione in alcune fasi dell’attività didattica può rivelarsi funzionale in quanto permette di creare un canale di comunicazione alternativo (Norris, S. P., Guilbert, S. M., Smith, M. L., Hakimelahi, S., e Phillips, L. M. (2005). A theoretical framework for narrative explanation in science. Science Education). Attraverso lo storytelling si può far leva sulla sfera dell’immaginazione, della fantasia e dei sentimenti. Questo influenza positivamente la reazione alla proposta didattica, generando aspettative positive. Organizzare una lezione partendo con “Ora vi racconto una storia”, fa sì che gli studenti percepiscano l’inizio di una parentesi accessibile a tutti, come se fosse un invito a mettersi comodi ad ascoltare per far lavorare la propria immaginazione.
  • I fatti e le azioni raccontati in una narrazione sembrano più concreti e maggiormente comprensibili. Questo approccio rende tutto più familiare e permettere un coinvolgimento degli studenti attraverso il riconoscimento nella storia di elementi noti, impressi nella propria memoria, che evocano ricordi.
  • Un approccio narrativo prevede di raccontare qualcosa di nuovo, inaspettato, di insinuare un dubbio, di adottare un punto di vista inusuale: questo crea curiosità e mantiene viva l’attenzione, ponendo sullo stesso piano linguaggio scientifico e non-scientifico (Avraamidou, L., e Osborne, J. (2009). The role of narrative in communicating science. International Journal of Science Education). Viene quindi conciliato rigore tecnico e approccio narrativo, attraverso la creatività.
  • Lo storytelling consente di organizzare pensiero e contenuti all’interno di un percorso logico che coinvolge più canali di comunicazione, da quello visivo a quello uditivo, stimolando in questo modo abilità cognitive, linguistiche e mnemoniche al tempo stesso. Questo discorso è ancor più valido oggi, essendo in grado di produrre facilmente non solo parole e immagini, ma anche filmati, grafici, diagrammi, mappe, animazioni e svariati materiali online (si parla infatti di “digital storytelling” intendendo l’organizzazione di questi contenuti all’interno di una struttura narrativa transmediale realizzata grazie a strumenti e tecnologie digitali).
Come applicare concretamente lo storytelling all’insegnamento delle STEAM? Vediamo alcuni possibili approcci:

2.2.a Ricercare un nuovo punto di vista su un problema e/o tema.

È possibile partire da fatti di attualità o dalla storia recente per introdurre nuovi argomenti o porre interrogativi. Ciò consente di creare un legame fra esperienza di apprendimento ed esperienza di vita, attraverso la trasmissione di competenze secondo una logica di causa – effetto.
Ad esempio, si potrebbe affrontare il tema del tempo in fisica partendo dalla storia della squadra di rifugiati che per la prima volta partecipò alle Olimpiadi nel 2016, non gareggiando per alcuna nazione, ma sotto l’egida della bandiera olimpica.
Oppure raccontare della leggenda vivente Felix Baumgartner, skydiver austriaco, e del suo salto dalla Stratosfera che ha segnato un’epoca per introdurre una lezione di scienza della terra.
Oppure ancora fare un salto nel 1714, quando venne istituito un premio intitolato “Longitude Act” che garantiva 20000 sterline (paragonabile a circa 8 milioni di euro) a chi avesse risolto il calcolo della longitudine per impedire il perpetrarsi di una serie di catastrofici naufragi.

2.2.b Ricercare nuove interpretazioni

E’ possibile raccontare la vita degli scienziati per far apprezzare agli studenti che quello che studiano è frutto del lavoro di persone “normali”, scoprendo magari l’aspetto più “umano” di personaggi illustri (ad esempio che Albert Einstein ha avuto difficoltà a scuola o che Isaac Newton ha avuto un’infanzia poco fortunata).

2.2.c Utilizzare la gamification

Questo approccio è quello che lascia maggiore campo libero alla creatività. Attraverso una storia il nostro obiettivo può essere quello di aprire uno scenario per simulare situazioni più svariate. Questo ci può permettere di calare gli uditori all’interno di una missione, immaginare una prestigiosa competizione, simulare ino scenario in cui personaggi con diversi ruoli devono proporre diverse soluzioni di un problema, creare teams che devono collaborare, etc. La teoria scientifica diventa il sistema delle regole del nostro gioco, che possono essere fornite in modi altrettanto fantasiosi e possibilmente contestualizzati rispetto alla storia.
In questo caso la narrazione innesca una call to action, come nel caso di uno scenario che precede l’esperienza di una Escape Room, coinvolgendo gli studenti ad entrare in un argomento come parte integrante della storia.
L’esperienza dell’Escape room può essere contestualizzata in quest’ultimo punto, ma la creazione di storie e scenari può trarre spunto anche da quanto abbiamo detto nei punti precedenti.

2.3. Alcune ispirazioni per Escape Rooms ispirate alle STEAM

Proviamo a suggerire alcuni esempi di plot:
  • E’ un gran giorno per Felix Baumgartner: tutte le televisioni del mondo sono collegate per assistere al suo nuovo lancio, che entrerà nella storia come nuovo record! Ma un rivale invidioso lo ha addormentato e lo ha rinchiuso in una cella segreta (o magari nella navicella che è in orbita nella stratosfera!). La sua salvezza è nelle vostre mani!
  • Ci troviamo in quella che era la casa di Einstein e dobbiamo scoprire dove si nasconde una sua preziosissima lettera (che magari lui ha custodito utilizzando un sistema di indizi basato sui suoi studi!). Non sappiamo cosa contiene la lettera, ma potrebbe essere una sua ricerca inedita che potrebbe sorprendere il mondo intero!
  • Nel 1719 John Harrison, figlio di un falegname appena vent’enne, costruisce una serie di orologi in legno particolarmente privi di attrito e consapevole della sua bravura decide di concentrarsi sul premio della Longitude Act. Andò a Londra per presentare la sua idea alla commissione composta da importanti astronomi e orologiai, ma scopre che quest’ultima non si era mai riunita per mancanza di progetti validi da esaminare. John decide quindi di presentare il suo progetto bussando a casa di George Graham, facente parte della commissione (e fino a questo punto si parla di verità!). Quello che i libri non raccontano (o meglio, il conflitto della nostra storia) è che venne però ricevuto da uno strano maggiordomo che lo rinchiuse in una cella sotterranea, volendo impossessarsi dei suoi studi. Solo con il vostro aiuto è possibile impedire tutto questo!
  • Per testare l’efficacia del proprio lavoro, la casa editrice del libro di testo utilizzato in classe ha elaborato un innovativo test. Il responsabile commerciale ha appena informato che la classe è stata selezionata per questo test, informando che sarà messo a disposizione dei ragazzi un interessante ricompensa per questo disturbo. Occorrerà uscire dall’aula chiusa a chiave e gli enigmi per trovarla sono ispirati ad uno o più capitoli del libro! Sarà necessario come promesso garantire una ricompensa, ma potrebbe essere molto gradita una semplice giornata senza compiti o interrogazioni!

3. Quali sono le chiavi per un buon storytelling?

Ma cosa può aiutarci affinché uno storytelling possa dirsi efficace? Joe Lambert (fondatore del Centro per il Digital storytelling in California) individua alcuni elementi utili:
  • punto di vista personale,
  • una struttura della narrazione che susciti domande e fornisca risposte non banali,
  • inserimento di contenuti emotivi e coinvolgenti,
  • un’efficace economia della narrazione (si può dire molto con poco),
  • un ritmo adeguato alle modalità narrative.
La storia non deve necessariamente avere un lieto fine, invece un elemento importante che accresce l’attenzione nell’utente è la percezione di autenticità (Andrea Fontana, Manuale di storytelling, Etas, Milano, 2009).

3.1. Una possible strategia

Partendo dagli elementi individuati da Lambert, cerchiamo di capire quale dovrebbe essere la nostra strategia:
  1. Creare fiducia nel narratore: i nostri sentimenti nei confronti di un narratore influenzano la nostra reazione alla sua storia. Utilizziamo elementi che servono a dare forza alla storia e, soprattutto, cerchiamo di valorizzare il nostro punto di vista personale. Un metodo è quello di farcire la storia con qualche informazione o osservazione che possa far capire che non stiamo raccontando qualcosa che non ci riguarda, ma che in qualche modo siamo stati anche noi coinvolti. Questo aiuta a creare credibilità e fiducia (nel racconto di apertura, ad esempio, la ragazza per essere dare maggiore credibilità alla storia raccontando un episodio che – apparentemente – ha vissuto in prima persona).
  2. Trasmettere familiarità: più una storia sembra familiare, più è potente. È importante che il pubblico riconosca nella storia degli elementi familiari, che gli evochino ricordi, volti conosciuti, esperienze già vissute. Per farlo è possibile paragonare i personaggi della storia a persone familiari, confrontando il problema con qualcosa che il nostro pubblico conosce già (nella storia la ragazza osserva l’uomo e da alcuni elementi crea lo scenario e i personaggi).
  3. Lasciare spazio all’immaginazione: le storie sono più persuasive quando i lettori elaborano il loro significato da soli. Lo storytelling che funziona è quello che evoca un messaggio lasciando all’interlocutore lo spazio per creare un immaginario nel quale possa riconoscersi.
  4. Lavorare sulle emozioni: le storie richiedono uno sviluppo drammatico e dinamiche emotive. Rendiamo partecipe il pubblico. Quando raccontiamo una storia, questo dovrebbe sentirsi parte di essa. Non basta raccontare i fatti come se i nostri interlocutori fossero ascoltatori passivi: il nostro obiettivo è far vivere al pubblico delle emozioni e delle sensazioni da ricordare (paura, curiosità, serenità, divertimento, etc.), stimolando sempre la sua immaginazione.
  5. Usare la semplicità: le storie semplici sono storie forti. Eliminiamo tutto ciò che non serve alla narrazione: tagliamo eventi, uniamo due personaggi minori, riduciamo al minimo menzioni ad altri luoghi. Usiamo esempi concreti e reali, parole d’uso comune.
  6. Favorire l’immersione: più i lettori sono coinvolti nella storia, più è probabile che questa produca un effetto, che abbia efficacia la nostra call to action. Aiutiamoci facendo domande, questo serve a creare un contatto diretto con l’interlocutore e facilita la creazione di un legame solido all’interno della storia.
  7. Individuare “alleati” nella storia: è più facile mantenere alta l’attenzione e la curiosità se usiamo nei giusti tempi (non troppo spesso ma nemmeno troppo di rado) elementi che possono ravvivarli. Colpi di scena, false piste, eventi inaspettati fanno sì che il pubblico non perda la curiosità di sapere cosa sta per accadere, come si evolverà la vicenda narrata.

3.2. L’empatia: come crearla

La strategia sopra descritta persegue un obiettivo ben preciso: creare empatia. Senza empatia è impossibile far sentire il pubblico parte integrante di una storia. E se non si crea alcun legame empatico tra il protagonista, i personaggi, gli elementi di una storia e il loro interlocutore, questo resterà un semplice spettatore passivo e la storia/esperienza difficilmente avrà efficacia. Questo va assolutamente evitato soprattutto nel caso in cui la storia deve favorire una valida e decisa call to action e quindi introdurre ad una esperienza, come nel caso dell’Escape Room.

Per creare empatia è necessario creare un conflitto che faccia da perno all’intera storia. Il conflitto è la chiave principale che possiamo utilizzare per riuscire ad entrare nella mente del nostro interlocutore. Un conflitto può assumere le sembianze di una prova, un avvenimento spiacevole, un antagonista. È un ostacolo apparentemente invalicabile che separa il protagonista dalla sua meta. E’ di fronte al conflitto che l’uditore trova la motivazione per contribuire alla causa del protagonista: entrando in empatia con lui, l’uditore vuole essere parte del percorso che porta a trovare una soluzione e al superamento del problema (Call-To-Action). Giocano quindi un ruolo importantissimo la motivazione, la volontà e la determinazione.Come possiamo creare empatia? Non c’è ovviamente una regola ferrea, ma può essere utile qualche accortezza:

3.2.a Idea di partenza

  • Il tema: focalizzatevi sul target. Conoscendo il nostro pubblico, cerchiamo di individuare qualcosa che possa generare in lui interesse, curiosità, attenzione;
  • i personaggi: immaginiamo personaggi in grado di accattivarsi il nostro pubblico e soprattutto che siano in grado di creare un immaginario;
  • l’ambientazione: scegliamo scenari non banali che siamo in grado di contestualizzare bene, anche se con pochi elementi chiave, per essere credibili e per valorizzare la storia.
Immaginiamo tutto ciò nel modo più dettagliato possibile, questo faciliterà il processo di scrittura.

3.2.b Introduzione ad effetto

L’introduzione permette di ottenere rapidamente (ma anche di perdere altrettanto rapidamente) l’interesse del nostro pubblico ed è proprio il momento in cui si instaura un legame empatico con il pubblico. Cercate di fare in modo che l’introduzione alla vostra storia sia curiosa e incalzante. La sua funzione è di presentare il protagonista, il contesto in cui si trova, la sua forza, le sue debolezze, ma non occorre sia didascalica! Anzi, troviamo la cosa più accattivante nella storia e proviamo a cominciare da li.

3.2.c Il ritmo

Per non annoiare il nostro pubblico, usiamo un ritmo sostenuto e non perdiamoci in divagazioni. Eliminiamo ciò che non è strettamente necessario.

3.2.d Call to action e soluzione

La risoluzione positiva del conflitto deve richiedere la partecipazione del nostro pubblico, che deve sentirsi indispensabile per aiutare il protagonista a superarlo. Agiamo in questo modo sulla motivazione, che può anche essere sollecitata anche rivelando i benefici nel rendersi alleati del protagonista. Diamo un senso all’intera storia, portando chiunque legga a convincersi che aiutare il protagonista rappresenti un’opportunità e che possa apportare un beneficio concreto per sé o per gli altri.

3.2.e Tono di voce

Non è un dettaglio da poco: deve essere familiare e riconoscibile. Troviamo la nostra voce, non imitiamo, consapevoli di come intendiamo usare le parole. Sentiamoci sicuri ad utilizzare le nostre parole!
Una volta completato il lavoro di creazione e definizione della storia, il passo successivo sarà cercare le risorse che ci aiuteranno a rendere il nostro lavoro il più concreto possibile, in base all’output finale che vogliamo realizzare. Il prossimo capitolo fornirà un’utile panoramica delle risorse disponibili sul web.

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